L'acquario di minibarriera

Testi:  Paolo Bernardi

Una difficile avventura con il marino tropicale, ovvero come arrivare alla realizzazazione di un acquario marino tropicale a "basso costo" che può dare soddisfazione.


Qualche anno fa mi trovavo ad attendere un cliente per la strada, casualmente proprio in prossimità di un negozio di acquari. Era già più di 15 anni che possedevo, con alterne fortune, un acquario d'acqua dolce, ma fino ad allora avevo vissuto l'esperienza acquariofila come marginale.
Mentre attendevo impaziente l'occhio mi cadeva su una meravigliosa (almeno così mi parve allora) vasca marina tropicale. Qualcosa successe nel mio cervello, per cui entrai nel negozio e chiesi informazioni sulla vasca.
Il negoziante mi fece delle domande di rito, una specie di ritorno a scuola, ai tempi delle infelici interrogazioni, e me ne sconsigliò vivamente l'acquisto. Secondo il suo parere era meglio orientarsi su una vasca dolce tradizionale.
Era il periodo che precede le vacanze estive, me ne andai fuori città senza più pensare a quella "follia" della vasca. Passeggiando in una piazzetta butto un occhio su di una bancarella di libri usati, l'occhio naturalmente cade su un libro di acquariofilia: I "pesci pagliaccio" di Gentile, editore Olimpia.
Ora credo che nessuno possa vedere la foto di una coppia di pagliacci nel loro anemone simbionte senza provare il desiderio di poterli osservare dal vivo nel proprio acquario. La maggior parte delle persone saggiamente ignora questo desiderio, io mi buttai invece "a pesce" nell'avventura.
Giunto a Roma feci una molte visite per negozi e acquistai un gran numero di libri sull'acquario marino. Purtroppo mi trovai subito in una situazione molto complicata.
Il libri acquistati erano di fattura più o meno buona, ma purtroppo tutti piuttosto datati, chiaramente a mia insaputa.
Così mi sono dato una grande infarinata di concetti già sorpassati, in particolare su accessori tecnici relativi a filtraggio ed illuminazione.
Dall'altra parte mi trovavo, con mio grande stupore, a possedere molte più nozioni della stragrande maggioranza dei negozianti in cui mi sono imbattuto a Roma.
Nel dubbio, forte della convinzione che di più è meglio, installai nella mia prima vasca marina praticamente tutti i sistemi di filtraggio esistenti. I negozianti vedevono di buon occhio questa cosa e si sono limitati a "mungermi" per molto tempo.
La vasca, di circa 400 litri, era dotata di filtro sottosabbia, due filtri aspiranti esterni, un biologico interno. Naturalmente le mie finanze ne risentirono e schiumatoio e rocce vive, elementi indispensabili in una acquario marino ne fecero le spese.
Comprai infatti solo un misero schiumatoio ad aria e solo pochissimi chilogrammi di rocce vive. Per il resto dell'arredamento mi orientai su rocce calcaree reperite in vivaio.
Altro errore fatale fu orientarsi su una vasca "commerciale" cioè un modello standard privo di pozzetto di tracimazione. In questo modo la possibilità di aggiungerei attrezzature esterne è molto limitata e sempre a discapito dell'estetica della vasca.
Come spesso capita, ignorai i tre mesi di maturazione indicati come ottimali da molti testi e, dopo un mese circa, iniziai a comprare tutto quello che di bello e colorato si trova in commercio.
L'illuminazione era composta da tre tubi fluorescenti, da una parte molto costosi perchè fuori dagli standard commerciali (lampade da 104,5 cm), dall'altra largamente insufficienti per mantenere decorosamente in vita la maggior parte degli invertebrati in commercio.
La generosa popolazione ittica fece il resto. Troppi pesci portarono ad una elevata produzione di nitrati che, necessariamente, veniva controllata da una quantità massiccia di cambi d'acqua. Così l'acquario in due anni non raggiunse mai la stabilità desiderata.
Tutti gli invertebrati acquistati "sfiorivano" dopo pochi mesi, anche le più semplici colonie di Actinodiscus sp.
Nel frattempo fui anche incauto nell'acquisto di alcuni pesci risultati incompatibili con le specie precedentemente inserite in vasca. La cattiva abitudine di consultare l'atlante solo quando avevo già in mano la bustina con il nuovo ospite è una delle più difficili da cancellare.
Mi trovai così ad allestire una seconda vasca di circa 200 litri nella quale finirono gli "avanzi" della vasca principale. Purtroppo anche questa fu allestita seguendo i principi della prima, con gli stessi pessimi risultati.
Dopo un paio di anni la situazione si sblocco in modo tragico: l'ultimo acquisto di un Paracanturus hepatus portò nella mia vasca una massiccia invasione di Cryptocarions irritans che mi colpì assolutamente impreparato. In una decina di giorni subii la perdita di tutti gli ospiti della vasca principale.
Aggravò la situazione il rapporto, che definerei quasi affettivo, che avevo stabilito con alcuni ospiti. Con pesci tipo Pomachantus semicirculatus, Balestoides conspicillum e Zebrasoma flavescens si crea quasi una "amicizia".
I problemi etici sorti solo dopo questa strage mi portarono alla decisione di abbandonare l'avventura con l'acquario marino. Spostai rocce ed invertebrati sopravvissuti nella vasca secondaria e allestii una magnifica vasca d'acqua dolce tropicale.

La nuova avventura
La vasca marina non costituiva più per me una grande attrattiva, per cui veniva assolutamente trascurata. Pesci ed invertebrati non vennero più acquistati, quindi la popolazione rimase assolutamente scarsa. I cambi d'acqua si diradarono sempre più fino a divenire quasi inesistenti.
Nel frattempo la mia cultura acquariofila era un po' cresciuta. Avevo cominciato a frequentare il newsgroup it.hobby.acquari, il sistema berlinese cominciava ad essere più chiaro nella mia testa.
Decisi di sostituire le lampade fluorescenti con un proiettore HQI da 150 watt e, piano piano vidi la vasca rifiorire.
Alcune rocce, che erano state acquistate popolate da colone di invertebrati e che ormai desolatamente deserte erano utilizzate solo come struttura calcarea, cominciavano a fiorire di vita. Completamente scomparsa ogni forma di patine algali, era presente invece una gran quantità di meravigliose alghe calcaree e solo un po' di filamentose che davano comunque un aspetto "vitale" alla vasca, facendomi scordare il precedente "paesaggio lunare".
Cominciai a notare nuove forme di vita (nuove per la mia vasca chiaramente :-) ), piccolissimi crostacei, lunghissimi vermi nastriformi, piccoli invertebrati sconosciuti.
La scintilla si riaccese in me e decisi di riallestire una vasca più grande, stavolta nel mio ufficio.
Come spesso mi capita dal momento in cui prendo una decisione a quando riesco a realizzare il mio proposito passano diversi mesi. In questo periodo mi scordai praticamente della vasca marina con la scusa che tanto avrei dovuto riallestirla completamente.
La mia sorpresa fu grande quando notai che due/tre mesi di assoluta incuria portarono addirittura ad ulteriori miglioramenti.
Qui vorrei aprire una doverosa parentesi:
Non voglio certo consigliare l'incuria del proprio acquario, anzi. Però una volta fatto l'occhio ci si accorge delle condizioni della propria vasca anche senza utilizzare una miriade di test. Soprattutto gli invertebrati, che più di altri organismi risentono delle condizioni dell'acqua, consentono di leggere in base al loro stato le condizioni della vasca.
Una volta escluse concentrazioni troppo alte di composti azotati l'equilibrio e la stabilità di tutti i valori diventa, secondo me, l'aspetto principale.
Con una popolazione ittica molto ridotta (avevo solo un piccolo Zebrasoma scopas, due Amphiprion ocellaris e uno Stenophus Hispidus) e conseguentemente l'uso di una ridottissima quantità di mangime, la produzione di nitrati era molto limitata e quasi completamente "digerita" autonomamente dalla vasca. Il piccolo schiumatoio, di capacità irrisoria nella vasca più grande, faceva ora dignitosamente il suo lavoro.

La nuova vasca
Contemporaneamente all'avventura che sto raccontando proseguii con più impegno con il dolce tropicale. Nel corso degli anni sono arrivato ad avere 17 acquari d'acqua dolce con problemi di tempi e di soldi facilemente immaginabili.
Per questi motivi sono ricaduto in un vecchio errore che pensavo di non dover più commettere: acquistai di nuovo una vasca senza pozzetto di tracimazione.
La vasca è di circa 350 litri netti, questa volta sono partito con poche, ma convinte, indicazioni:
a) Vasca scarsamente popolata
b) Uso di uno schiumatoio "decente"
c) Aumento delle rocce vive
d) Eliminazione del filtro biologico
e) Illuminazione ai vapori alogenuri metallici
La mia fortuna è stata quella di partire con materiale già rodato. Il fondo l'ho rifatto completamente con materiale calcareo, nel vecchio c'era troppo sedimento.
Il nuovo fondo è stato comunque inocultato con materiale vecchio pieno di ogni forma di vita (in particolare piccoli vermetti rossi).
Ho arricchito la vecchia dotazione con qualche altra roccia viva e, per motivi strettamente economici, con altre rocce calcaree a formare la struttura e ho atteso un paio di settimane.
In questo periodo mi sono autocostruito una plafoniera con due lampade HQI da 150 watt l'una e ho acuistato un economico ma decente schiumatoio dotato di pompa.A causa del tipo di vasca acquistata mi sono dovuto orientare su un modello di quelli che si appendono esternamente alla vasca. Sono molto soddisfatto della scelta, anche se il modello richiede continue regolazioni.
La plafoniera mi è costata circa 400.000 lire, unico difetto è che le lampadine non sono da considerare come ottimali in quanto, al di fuori dei prodotti destinati all'acquariofilia e più cari, si trovano solo lampadine con scarsità di blu nello spettro. In particolare ho acquistato (non senza difficoltà) due OSRAM HQI TS150 watt UVStop con tonalità di luce D, che hanno una temperatura di colore di circa 5600k e che costano "solo" 45.000 lire cadauna.
Ho aggiunto alla popolazione ittica solo qualche piccolo Cromis sp. e un Ecsenius bicolor (piccola e graziosa bavosa tropicale).
Nel vano filtro bilogico, comunque presente nella vasca, ho messo solo un po' di lana di perlon che risciacquo molto spesso. Uso il vano saltuariamente per mettere del carbone attivo e per aggiungere l'acqua a compensazione dell'evaporazione.
Il movimento dell'acqua è garantito da 3 power head e dalla pompa ad immersione presente nel vano filtro.
Oggi quardo ancora con invidia le meravigliose vasche di minibarriera di molti altri appassionati, ma posseggo un mini ecosistema che mi porta molte soddisfazione.
A fine luglio la coppia di Amphiprion ocellaris ha addirittura tentato di farmi papà :-))) e gli invertebrati (comunque tutti di facile allevamento) hanno un aspetto magnifico.
Chiedo scusa a tutti per aver scordato qualche "h" nel nominare gli esemplari di pesci ed invertebrati :-)) spero mi perdonerete.
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