Riproduzione di Aequidens Rivulatus

di Stefano Belelli

L’Aequidens Rivulatus è un ciclide del Sud America, il maschio può raggiungere i 20 cm di lunghezza ma in acquario si mantiene più piccolo, qualche centimetro di meno. Il dimorfismo sessuale, in età adulta, è molto pronunciato infatti il maschio oltre ad essere più grande della femmina, presenta il bordo colorato lungo la pinna caudale, molto più ampio.
In commercio esistono due varietà diverse, quella dal "bordo argenteo" che ovviamente presenta un bordo bianco e quella "Gold" che presenta un bordo giallo. Questo pesce come tutti i Ciclidi è molto "vivace" ed è meglio non tenerlo in comunità con pesci del tipo Platy o Guppy poiché sarebbero un ottimo bersaglio per le loro attenzioni.
Ho così allestito, prima dell’estate, una vasca da 250 litri con filtro esterno e rifluitore di fondo per mantenere un’acqua molto pulita e lievemente acida. In questo acquario ho messo alcune piante robuste del genere Anubias e Microsorium, legni, una grossa pietra piatta per la riproduzione ed alcune Cryptocoryne.
Dopo l’estate mi sono messo alla ricerca di questi splendidi pesci, ma non è stato facile reperirli. Sembra infatti che la loro proverbiale aggressività, nonché le dimensioni che raggiungono una volta diventati adulti, costituiscano i due problemi principali che hanno demotivato gran parte dei negozianti al loro commercio. Nel frattempo, nell’acquario lasciato a sé stesso, si sono introdotti animaletti dall’aspetto strano classificati in seguito come larve di libellula.
E’ a questo punto che sono venuto a conoscenza del Club Ittiologico Romano (CIR). Un negoziante mi aveva parlato di queste associazioni e della possibilità di reperire informazioni e consigli utili.
Ho così contattato l'ex segretario del CIR, Bruno Vaiano che con la cortesia che lo distingue mi ha invogliato ad avvicinarmi a questo nuovo tipo di acquariofilia: l’acquariofilia da Club.
Grazie al CIR ho avuto la possibilità di conoscere l’Ingegner Secci, che prima di me è stato colpito dalla bellezza di questo Ciclide, e il quale mi ha fatto dono di tre piccoli esemplari di 2 cm, nati nel suo acquario un mese prima, figli di uno splendido esemplare Gold di nome Nerone.

A Novembre ho introdotto i piccoli nell’acquario ormai invaso dalle piante, che in acqua pulita e senza nitrati erano proliferate abbondantemente. I pesciolini si sono subito messi alla ricerca di questi insetti ed in poco tempo li hanno eliminati e già il giorno dopo, non sazi per il pasto extra, aspettavano impazientemente il cibo.
I piccoli erano già stati svezzati ed accettavano qualsiasi tipo di cibo secco. Dopo poco tempo, essendo pesci territoriali, iniziarono le prime liti ed i primi giochi per il predominio nel nuovo acquario.
Crescendo i pesci presentarono i loro splendidi colori, ma con mio stupore non avevano alcuna banda gialla, bensì totalmente bianca. In questo pesce c’è dunque un fenomeno di policromismo per cui sia il Gold che il Bordo Argenteo sono pesci appartenenti alla stessa specie. Il più piccolo dei tre era il più prepotente e vorace ed in poco tempo raggiunse e superò gli altri due.

Dopo cinque mesi di paziente attesa, durante un cambio dell’acqua, il più grande iniziò la classica parata dei Ciclidi con il dondolamento del corpo in segno di evidente richiamo per le femmine. Le femmine tuttavia non sembravano attratte da tale richiamo forse perché ancora non pronte sessualmente.
Dopo un paio di settimane, verso il sesto mese, una delle femmine iniziò a ricambiare le "avances" del maschio il quale non disdegnava però anche la seconda femmina dell’acquario.
Al sesto mese entrambe le femmine erano in "calore", l’ovidotto era infatti chiaramente visibile A questo punto il maschio iniziò a pulire la pietra piatta ed alcune grandi foglie di Anubias, trascurando sempre i legni. La femmina, che per prima aveva ricambiato i corteggiamenti, seguì il maschio nella pulizia dei substrati.
I corteggiamenti si facevano sempre più evidenti, i pesci ruotavano quasi su loro stessi e le pulizie diventavano sempre più continue. A questo punto nella femmina prescelta iniziò ad arrotondarsi il ventre ed essa iniziò a creare uno spazio attorno al sasso, mordendo e tagliando le foglie che potevano ostacolarle la vista.
Col passare del tempo la femmina iniziò ad essere sempre più gonfia e nervosa, mentre il maschio rimaneva ancora incerto sulla scelta definitiva della sua partner. Per tranquillizzare la femmina, misi allora una lastra di plexiglas non trasparente in mezzo all’acquario in modo da ostacolare la vista della pietra alla sua rivale. Da quel momento la femmina, sentendosi più protetta, iniziò a sostare sempre di più sopra la pietra piatta ed a chiamare il maschio ai suoi doveri coniugali. Il maschio infatti non sembrava interessato alle voglie che salivano nella femmina e continuava a far la spola da una parte all’altra del divisore facendo la corte ad entrambe le femmine.
Durante la sera del 19 Maggio la femmina sembrava scoppiare e chiamava il maschio spalancando la bocca e sbattendola sui sassi come un richiamo disperato. Fu allora che il maschio si decise ad accontentarla e durante le ore notturne vi fu la deposizione delle uova. La mattina dopo la pietra era ricoperta da centinaia di piccole uova bianche. Da quel momento la femmina è rimasta giorno e notte sul nido di uova, sventolandole con le pinne per ossigenarle. In questo periodo il maschio non si è mai avvicinato alle uova e appena lo faceva, veniva allontanato con grazia dalla femmina.
Ho seguito e filmato al microscopio lo sviluppo delle uova, il rosso di esse, appena fecondato, inizia a scindersi in due e poi ancora in due fino a ridursi in piccole palline tutte attaccate come un ammasso di schiuma. La mattina del 21 guardando al microscopio, ho visto una di queste bollicine muoversi: era il cuore, si era formata la vita.
Con questo battito lento e regolare, la bollicina faceva ruotare tutto l’albume intorno al tuorlo ed in pochi giorni si è formata la spina dorsale del pesce.
Il 24, i piccoli iniziarono ad uscire dal guscio e la mamma li trasportò subito in una buca preventivamente fatta, vicino al sasso, attaccandoli al substrato per mezzo del cordoncino adesivo situato sulla testa degli avannotti. Da quel momento il maschio si è potuto avvicinare al nido ma senza mai poter toccare i piccoli.
Nei giorni successivi i piccoli assorbirono il sacco vitellino mentre la mamma li teneva sotto controllo, spostandoli di continuo dalla buca iniziale ad una nuova più profonda. Infatti essa preferiva, durante il giorno, tenere i piccoli al centro dell’acquario e durante la notte vicino al vetro frontale in modo da assicurare loro una migliore protezione.
La mattina del 26 vidi una delle più belle immagini che la "natura", ricreata in un acquario, possa offrire: la femmina, circondata da una nuvola di avannotti, passeggiava lentamente per l’acquario. Questo comportamento è veramente interessante poiché i piccoli non restano vicino alla madre per mangiare , come ad esempio fanno i Discus, ma perché vicino a lei si sentono protetti dal mondo esterno che non conoscono. Un’immagine bellissima è quando qualche piccolo, incuriosito da qualche cosa, si allontana, la mamma lo rincorre e dopo averlo afferrato con la bocca lo riporta nel branco.
Dal secondo giorno i piccoli hanno cominciato ad interessarsi alle artemie che mangiavano con avidità, sempre sotto il controllo della madre. Il maschio in questo periodo sembra più premuroso ma già prepara il sasso per una nuova avventura con la sua partner.
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