Messico: Pinne & Spine - parte 1: Mexico City

di Francesco Zezza


PREMESSA: Riordinando – ogni tanto si fa anche con … l’hard disk – le mie cose mi sono ritornati sott’occhio gli appunti e le foto del viaggio che facemmo in Messico per andare a trovare Juan Miguel Antigas Azas (era l’Aprile del 2002) che l’anno prima aveva onorato AIC della sua presenza, presentandovi due conferenze epocali … in quella occasione è nata una consuetudine che a me piace chiamare Amicizia che poi ha portato Juan Miguel a tornare in Italia nel 2006 dove, tra l’altro, è stato nostro graditissimo ospite a Roma. Il prossimo – già pianificato – passo sarà il nostro ritorno laggiù, stavolta con Leonardo (all’epoca non c’era) ed allora, ancora una volta: “Vamos buscar mojarras”! Nell’attesa curo la nostalgia con questo modesto scritto, assolutamente scombiccherato in ragione del tanto tempo passato, ma che spero possa essere fonte di informazioni interessanti. Considero quello in Messico come il viaggio – dal punto di vista ciclidofilo e non solo – come il “Viaggio della Maturità”: avevo già alle spalle - oltre ad una lunga serie di viaggi subacquei – tutte e due le esperienze in Rift Valley (1997-1999) e la spedizione Amazzonica (Perù, 2000). Insomma ero pronto: sapevo “cosa” guardare, e “dove” e “come” guardare … Col senno di poi posso – forse - dire che questo viaggio mi ha aiutato ad “incasellare” correttamente molte altre esperienze, ed a guardarle da una diversa e, credo, più corretta prospettiva.

Proverò- per riportare sensazioni che, ami come questa volta, hanno spaziato oltre i ciclidi – a dividere il racconto in tre parti, separate ma … unite:

  • Il Messico, impressioni sul paese, la sua storia, la sua gente,

  • I Ciclidi del Messico (e non solo), i loro ambienti e le loro peculiarità.

  • Il Deserto del Messico (Matehuala), per offrire un breve excursus su una realtà così peculiare e, al tempo stesso, introdurre un’altra delle mie passioni: i cactus e, più in generale, le piante succulente.

NOTA: Informazioni e dati su questo viaggio già sono apparsi (che io sappia): sul mio sito Malawi Cichlid Homepage e sulla rivista Aquarium (ed. Primaris).

Spigolando nel mio diario di viaggio, annoto che …

A) il Messico, la storia e le sue genti.

12.04.02, LA PARTENZA: sveglia “militare” (05.00 a.m.) poi dirigiamo verso l’aeroporto (Fiumicino). Il Padre di Stefania è stato così gentile da offrirci un passaggio. Il tempo non è invitante; scende una leggera pioggia noiosa, ma il morale è ottimo: si parte! Il “check-in” va per le lunghe ,inclusa una vivace discussione con un addetto della sicurezza che non mi permette di portare con me in cabina il mio coltellino svizzero (voleva che lo buttassi nella spazzatura!).

Non ha alcun effetto parlargli del fatto che ’oggetto mi è molto caro avendolo usato mentre navigavo il Mar Rosso, lungo la costa del Sudan, nel deserto del Sinai, sul Lago Malawi, e ancora alle Maldive, sulle montagne del Perù, a Cuba e nella foresta Amazzonica e chi più ne ha più ne metta, visto che non era stato posto nel bagaglio principale dovevo … BUTTARLO!

Alla fine ci siamo “accordati” e sono riuscito a metterlo nel bagaglio principale, quello che non sarebbe stato, con noi, in cabina: e finalmente riuscimmo ad imbarcare. Il Messico (con scalo tecnico a Madrid, Spagna) ci aspetta! D a Mexico City (per riprenderci dal jet-lag e visitare la città e le zone circostanti) proseguiremo verso San Luis Potosì, dove Juan Miguel Artigas Azas (d’ora in avanti: JMAA) ci aspetta. Questo viaggio sarà differente dai precedenti per una serie di motivi quali:

  • Pensare al Messico fa venire in mente – quasi a tutti - lo Yucatan. Noi invece siamo attesi da una zona che, almeno per il momento, non è nient’altro che un “misterioso nome” su una mappa!

  • Non sono previste immersioni subacquee (posso aggiungere con molto rammarico?)

  • Il nome sulla mappa verso cui eravamo diretti … è una città! Non è una barriera corallina, non è un lago africano o un fiume amazzonico: niente di ciò: è una città con il suo traffico e così via…

Il nostro aereo viaggia veloce mentre provo a immaginare che ciclidi (in caso) vorrei riportare a casa,e – nel mentre – mi perdo in una domanda molto seria: PERCHE’?

Non lo so perché (aggiungo: non lo sapevo allora e non lo so adesso!). So solo che in certi momenti, è quasi un’ossessione: devo andare; quasi che il viaggio in se sia più importante della meta! Non so perché ma … DEVO ANDARE! Ma alla fine, per andare, è davvero necessario un motivo? … Perché serve un “perché”? Mi rivolgo in questi pensieri, mentre stiamo viaggiando sul Mar dei Caraibi, e mi ritrovo immerso in un profondo, enorme ,immotivato dolore ...

Infine eccoci: Mexico City è all’orizzonte! E’ gigantesca e disordinata, con un traffico da paura. La città si estende ora sotto la finestra (28esimo piano di 42) del nostro Hotel (lo stesso usato anni prima dal presidente americano in visita di stato. Povero il mio portafoglio!). Sono seduto ad un tavolo, sono nudo, sono stanco per il viaggio e guardo la vita che scorre di fronte, sotto ed intorno a me.

Ci siamo svegliati 21 ore prima (a Roma) eppure qui è ora di pranzo!

 

Mexico City : Veduta dall’albergo.

 

13.04.02: Mexico City: Ho fame: buon segno! Soffro ancora di un dolorino al collo (un regalo dell’aria condizionata immagino), mentre avviamo per un tour di Città del Messico. I nativi, gli Aztechi, la chiamavano Tenochtitlan. Secondo la leggenda, è sorta in un luogo reputato fortunato dove era stata avvistata un’aquila che mangiava un serpente in cima ad un cactus (se controllate il campo bianco della bandiera messicana … l’aquila è ancora lì). La città è lunga 100 km e larga 39 (a grandi linee), una delle vie principali, il “Paseo de la Reforma”, è lunga 35 km: e non è un record! Visitiamo il monumento di Benito Juarez (l’unico nativo, per ora, ad essere stato eletto presidente del Messico), poi la Cattedrale e, di fronte ad essa, la Plaza de la Costitution (4a piazza più grande del mondo: occorre vederla per credere alle sue dimensioni). Facciamo il pieno di archeologia e storia con i resti del Templo Mayor (Azteco), seguiti dal Palacio National (con bei dipinti di Diego Rivera) e la Fontana di Tlaloc (il Dio dell’acqua, ancora di memoria azteco) all’interno del Parco di Chapultepec (Parco delle Cavallette). Menzione finale – chiudendo il “tour de force” - per il Museo Antropologico. Per forza di cose ”tutto” è stato molto veloce: ho potuto solo assaporare una sensazione generale di Mexico City, davvero senza troppa attenzione ai dettagli … e me ne rammarico!

Sono in hotel, di nuovo: bagnato di sudore e con i piedi malconci! Non posso dire se in termini di conoscenza sono più ricco di alcuni giorni fa: sono confuso dal mix ’n match cui ci siamo sottoposti: i presidenti messicani negli anni, gli Aztechi con i loro sacrifici umani e non solo, il traffico cittadino, i Tolthechi, la Cattedrale, i conquistatori spagnoli, il Tempio dell’Acqua e altro ancora … Tutto mi scorre turbinoso negli miei occhi e nella testa! … Basta! … Aiutatemi! … Voglio dormire!

14.04.02: In visita alle rovine di Teotihuacan. Mentre ho bisogno di mangiare in orari del tutto inconsueti per queste parti mi vengono in mente i pesci lasciati a Roma, le orchidee, le piante carnivore, i cactus…

Prima colazione, finalmente sto “ingranando”, negli orari locali! Sulla strada, ci fermiamo al Santuario di Nuestra Senora de Guadalupe, il centro cattolico più importante in tutto il Messico.

 

Nuestra Senora de Guadalupe: la chiesa


Ore più tardi: seduti in cima alla “Piramide della Luna”, ho una veduta completa del sito archeologico di Teotihuacan.

 

 

Teotihuacan: una veduta generale dalla cima della “Piramide della Luna”


Quasi nulla si sa degli antichi abitanti di Teotihuacan e del perchè, d’un tratto, la città sia stata abbandonata. Secoli dopo, gli Aztechi avrebbero chiamato questa zona “ Il posto degli Dei” o “La città dove gli uomini diventano Dei”. Non ci sono certezze neppure sull’uso di questo posto: un’area religiosa? Altro? A dirla tutta, non si sa nulla, ma il posto mozza il fiato mentre il sole mi sta scaldando. WOW, mi sento bene!!!

Sulla strada del ritorno, ci fermiamo per una pausa veloce, comprare souvenir e bere qualche drink Messicano (Tequila, Pulque, Metxcal e così via …) mi sono quasi ubriacato! Il successivo ingresso in un negozio di souvenir è stato … “gravido di conseguenze”!!!

 



Stefania si gode un drink.


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