Piccoli gioielli ivoriani

di Francesco Zezza

Sarotherodon melanotherodon, maschio in acquario

Premessa: quando si pensa all'Africa si pensa a grandi spazi, grandi foreste, grandi fiumi, grandi orizzonti, grandi animali, ma spesso – purtroppo - Africa significa anche grandi ... catastrofi, malattie, inondazioni, guerre.
Proprio ad una guerra (conclusasi due anni fa) è dovuto il massiccio spopolamento delle foreste e savane della Costa d'Avorio, paese in cui adesso vivo: nel tempo tutto, o quasi, ciò che avesse/abbia avuto una taglia ed una fungibilità edule è stato utilizzato con accanimento, da entrambe le fazioni contendenti, a tale scopo.
La natura, anche con l'aiuto di pochi pazzi che nonostante la situazione generale – comunque – tentano qualcosa, cerca di riprendersi ma sarà un lungo cammino. In ogni caso – come spesso accade - sapendo guardare si possono ugualmente fare incontri interessanti, bisogna però saper "guardare piccolo" per poter scoprire, appunto, quelli che ho chiamato i ... PICCOLI GIOIELLI IVORIANI.

 

La Costa d'Avorio fa venire in mente, per logica associazione, gli elefanti ma questi meravigliosi colossi un tempo molto comuni sono divenuti rari e schivi: più che farsi vedere si limitano a lasciare tracce del loro passaggio.

 tracce di elefantiSulle piste del parco di Abouakouamekro.

Stesso discorso vale per i coccodrilli che, loro malgrado, salgono talvolta agli onori della cronaca in ragione di qualche loro attacco ai danni di locali che si muovono nelle acque della laguna. A tutela di una delle specie più minacciate (Mecystops cataphractus, noto anche come "falso gaviale africano" in ragione della forma allungata del muso) lo Zoo Nazionale di Abidjan ha intrapreso – con buoni risultati - un progetto di schiusa in cattività dello loro uova: a tale progetto ho partecipato, in piccola parte, anche io.

Mecystops cataphractus, noto anche come “falso gaviale africano”

Un primo piano del risultato dei nostri sforzi.


Focalizziamoci adesso, dopo la breve introduzione, appunto sui Piccoli Gioielli Africani che sono, almeno nelle intenzione, il punto cardine del mio scritto. Li cercheremo in acqua, fra le foglie cadute, lungo i sentieri, nei prati, sul pavimento e persino ... nella piscina di casa!

 

I PESCI:

HEMICHROMIS FASCIATUS
Vive nelle acque (interne) di un tratto di Africa che va dal Senegal sino a Mali (includendo, tra gli altri la Costa d'Avorio). Hemichromis fasciatus popola fiumi e corsi d'acqua piccoli e grandi vivendo in ambienti dai valori chimico/fisici più disparati ivi inclusi invasi salmastri a differente gradiente di salinità.
Al momento – Settembre 2014 – ho in crescita (vasca piccola) una quindicina di avannotti che, a soli due centimetri di taglia, iniziano già a mostrarsi turbolenti!

Laguna di Grand Bassam

Ambiente di H. fasciatus: Laguna di Grand Bassam.


H. fasciatus: femmina intenta alla cura delle uova

H. fasciatus: femmina intenta alla cura delle uova. L'acqua dalla colorazione molto ambrata, ha una profondità di circa 20/25 cm. Laguna di Grand Bassam.


SAROTHERODON MELANOTHERODON - TILAPIA MACROCEPHALA
Molto diffuso in tutta l'Africa occidentale frequenta, praticamente, ogni tipo di ambiente essendo fortemente tollerante nei confronti della variazioni di salinità e della qualità dell'acqua (T.: 23-28°C; pH: 7.0-8.0; Durezza: 9-19° H) i miei esemplari provengono dall'invaso artificiale noto come "Barrage de Kossou" (nel sistema idrico ivoriano del fiume Bandama). Nei paesi anglosassoni è anche nota con il nome comune di "Black Chin Tilapia" (o Tilapia a "mento nero").
Al momento – Settembre – 2014 – ho un gruppo riproduttore di sei esemplari in allevamento (vasca grande)

 Uno scorcio del fiume Bandama

Uno scorcio del fiume Bandama.

Sarotherodon melanotherodon, maschio in acquario

Sarotherodon melanotherodon, maschio in acquario.


APLOCHEILICHTHYS SPILAUCHEN
Aplocheilichtys spilauchen, che raggiunge una taglia massima di 7 cm, popola un areale che va da Senegala all'Angola (Bengo River); non è un ciprinodonte (killy-fish) stagionale e frequenta paludi costiere, foci di fiumi, mangrovieti circostanza che lo porta a non essere particolarmente sensibile alle variazioni delle caratteristiche dell'acqua in funzione dei diversi ambienti. Le opinioni sulla sua "allevabilità" in acquario sono discordanti.
Personalmente – Aprile/Luglio 2014 - ho avuto successo (e riproduzioni) nel laghetto del balcone, nessun risultato (ed allevamento difficile) al contrario in acquario (vasca piccola).

Aplocheilichthys spilauchen, in natura: Laguna di Ebriè, Grand Bassam

Aplocheilichthys spilauchen, in natura: Laguna di Ebriè, Grand Bassam.


MONODACTYLUS SEBAE
Monodactylus sebae (conosciuto anche come African Moony o, più semplicemente, Mono) si muove in un vasto areale dell'Africa atlantica, fatto di acque dolci e salmastre, viene rinvenuto nei mangrovieti e negli estuari, saltuariamente (ed è stato il mio caso) è presente nelle lagune; col crescere la sua "dipendenza" dagli ambienti a tasso salino più alto tende ad aumentare. Difficilmente supera im 15 cm anche se in casi eccezionali arriva sino a 25 cm. Ho allevato alcuni giovanili (ma molto giovani) vedendoli piano piano prendere forza e colore, quando la loro gestione (nella vasca piccola) si è fatta impossibile ho tentato la coabitazione con le mie Tilapia: è stato un grosso errore!

Monodactylus sebae, in acquario

Monodactylus sebae, in acquario.

PERIOPHTALMUS PAPILIO.
Periophthalmus papilio è un gobide che frequenta le foreste di mangrovie dell'Africa, India e parte meridionale dell'Asia. Tutti i Periophthalmus si sono adattati – a causa dei continui cambiamenti di salinità e del livello dell'acqua degli ambienti in cui vivono – a muoversi anche all'asciutto. Le pinne pettorali fungono da zampe e l'immagazzinamento di acqua in bocca e nelle aree branchiali consente loro di respirare fuori dall'acqua.
In acquario si dimostrano pesci impegnativi anche in ragione della elevata aggressività e territorialità.

Periophtalmus papilio, in natura: Laguna di Assinie

Periophtalmus papilio, in natura: Laguna di Assinie.

GLI ALTRI ANIMALI:
ACHATINA FULICA (anche se piccola ...),
La lumaca gigante africana (nome comune) origina dal Kenia/Tanzania ma ormai ubiquitaria nel continente africano – e diffusissima in molte altre parti del mondo, Italia inclusa - è considerata una delle cento specie più invasive al mondo. Il guscio dalla colorazione brunastra con righe a spirale può, in caso di rottura, essere rigenerato (ove non siamo stati lesionati gli organi interni): le ghiandole salivari emetteranno una sostanza collosa ed elastica che, col tempo, verrò sostituita da un guscio vero e proprio,
Qui dove mi trovo costituisce – in ragione della taglia che secondo alcuni può arrivare al chilo – uno dei capisaldi della cucina locale talché esemplari di tutto rispetto sono comunemente in vendita nei mercatini locali.

Acathina fulica

Acathina fulica: Abidjan, nel nostro giardino.

AGAMA SP.
Il Margouillat (Agama agama) è, probabilmente, il "selvatico" più antropizzato di tutta la Costa d'Avorio (e forse dell'Africa): vive ovunque anche nelle case (se lo lasciate entrare) e nei garage, condomini e negozi ma anche in discariche di rifiuti ed annessi. Le Agama possono raggiungere i 40 centimetri (ma non ne ho mai viste di cos' grandi). I maschi in riproduzione sono caratterizzati da una vistosa livrea con testa e collo rosso/arancio e resto del corpo blu, nelle zone equatoriali la riproduzione si concentra tra giugno e settembre, dopo la stagione delle piogge quando il cibo è più abbondante. Ne ho vista molte anche – alcuni anni addietro – in Kenya (dove, per onore di verità, l'immagine fu scattata al Lake Nakuru National Park).

Agama sp.

Agama agama, in natura.

PHYSALIA PHYSALIS,
La Caravella portoghese (nome comune) è comunemente ritenuta una medusa ma è, in realtà, un sifonoforo che consta di quattro individui (zooidi) collegati tra loro e simbionti al punto tale da essere (tutti e quattro) necessari, reciprocamente, alla sopravvivenza. Physalia physalis è dotata di tentacoli molto lunghi (con cui cattura le prede) capaci di punture dolorosissime, ed in alcuni casi letali, per l'uomo. L'esemplare in foto è stato rinvenuto (già spiaggiato) sulla spiaggia di Assinie (come norma prudenziale è opportuno non toccarlo anche dopo alcune ore dal suo spiaggiamento).

Phisalia physalis

Physalia physalis (spiaggiata): in natura.

AFRIXALUS DORSALIS,
Noto anche come "Brown Banana Frog" è un anuro della famiglia Hyperoliidae che si rinviene in gran parte dell'Africa atlantica (Angola, Cameroon, Congo, Costa d'Avorio, Guinea equatoriale, Gabon, Ghana, Guinea, Liberia, Nigeria, Sierra Leone), tale vastità di distribuzione le consente di sopportare, relativamente bene, l'antropizzazione degli ambienti in cui vive: pianure alluvionali, zone palustri dolci e salmastre, laghi, terreni agricoli soggetti a periodici, parziali, allagamenti e canali irrigui.

Afrixalus dorsalis

Afrixalus dorsalis: sul pavimento di casa.

Afrixalus dorsalis, in giardino

Afrixalus dorsalis: in giardino.

 

ROUSSETTUS AEGYPTICUS,
Il rossetto egiziano (volpe volante) è un pipistrello presente in Africa e Medio Oriente. Emette, per orientarsi, ultrasuoni generati con lo schioccare della lingua sul palato ed emessi attraverso il muso che utilizzano per orientarsi negli ambienti in cui vivono: aree umide con presenza di grotte ed alberi da frutto fino a 2.500 metri di altitudine. Si nutre di frutta, nettare e probabilmente polline, spesso compie spostamenti fino a 10-24 km dai rifugi alle zone dove si nutre e di conseguenza giunge molto più tardi rispetto alle altre specie di pipistrelli che vivono sugli alberi vicini (sul far della sera volano in numeri tali da, quasi, oscurare il cielo di Abidjan): può effettuare migrazioni fino a 500 km alla ricerca di cibo. In alcune zone è considerato un danno per l'agricoltura sebbene gli effetti reali sui frutteti non siano eccessivi.

Rousettus aegypticus

Rousettus aegyptiacus: in giardino.

OCYPODE SP. (forse Ocypode cursor)
Conosciuti come "granchi fantasma" vengono rinvenuti sulla costa dell'Oceano Atlantico ed in parte di quella del Mediterraneo. In Africa la distribuzione arriva sino alla Namibia; in tutto l'areale frequenta spiagge sabbiose in cui scava le gallerie che usa come rifugio, in generale risulta meno adattabile (temperatura e salinità) rispetto ai "granchi violinisti" (Uca sp.). Sono granchi predatori che si nutrono, tra l'altro, anche di uova di tartaruga marina.

Ocypode sp.

Ocypode sp.: in natura, laguna di Grand Lahou.


ARCHISPIROPTERUS SSP. (e SCAPHIOSTRETUS SSP.)
Noto anche millepiedi gigante – appartenente alla famiglia dei Myriapoda – frequenta le foreste dell'Africa atlantica nutrendosi di humus, detrito e delle sostanze nutritive presenti all'interno dello stesso. Se disturbati si avvolgono su se stessi con il dorso cheratinoso che, guardando all'esterno, svolge funzione di difesa.
Tali millepiedi dispongono – però – anche di un'altra forma di difesa "anticipata" (per dire così) dalla loro colorazione aposematica: secernono infatti un veleno, sotto forma di un liquido giallo, che negli esseri umani causa un forte arrossamento, e prurito, della pelle arrivando nei casi più radicali – o in caso di animali di taglia molto significativa- sino alla necrosi dei tessuti superficiali dell'epidermide.
Sulla sua reale tossicità (cfr. Venom di Steve Backshall – Ed. New Holland, ISBN 978-1-84773-870-7) posso testimoniare in prima persona avendo avuto modo di maneggiarlo – foto! - in maniera inappropriata.

Archispiropterus sp.

 

SCOLOPENDRA (dubbio)
Questa (mia) identificazione è dubbia, nonostante i miei migliori sforzi. Mi limito quindi al "minimo sindacale": le scolopendre sono artropodi della famiglia Miriapoda. Sono note, comunemente, come centopiedi.

Scolopendra (?)

Scolopendra: in natura.


GLI SCONOSCIUTI:
Ed infine, ultimi ma non ultimo, colori cui non sono riuscito a "dare un nome" ...


LA RANA ... "DELLA PISCINA",
Introducendo le immagini mi limito a far notare come l'elevato livello di cloro dell'acqua della piscina non sembra averle creato problemi (è nota la sensibilità della pelle degli anfibi agli agenti esterni, specie se inquinanti, disciolti in acqua) richiedendo solo - a quanto mi è stato possibile osservare (seconda foto) - un periodo di riposo particolarmente lungo dopo il ripescaggio. Dubito però che sarebbe, da sola, riuscita ad uscire dalla piscina in cui era caduta essendo per lei inutilizzabile la scaletta di normale accesso.              

Rana x in piscina

In piscina (sopra) e "in riposo" (sotto).

rana x

 

RANE/ROSPI (credo più probabile) NON IDENTIFICATI (Abidjan_0),

Rane e rospi x ivoriani

Ignoro chi siano ma non credo interessi loro così tanto.

RAGANELLA - credo – NON IDENTIFICATA (Abidjan_1),

raganella x

La particolare foggia, e posizione, delle zampe posteriori farebbe pensare ad una qualche raganella "arboricola", ma di più – con tutti i dubbi del caso - non so dire.


In breve, a saper guardare (e ci sarebbe altro da aggiungere e chissà non lo faccia in futuro) anche nell'infinitamente piccolo – in alcuni casi il giardino – si possono fare incontri interessanti. Il segreto, come sempre, non sta nel cercare nuovi orizzonti ma nel (cercare di) guardare con ... occhi nuovi!!!

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