Cyphotilapia, i giganti della Rift Valley

di Francesco Zezza

Cyphotilapia frontosa “Blue Mpimbwe”

 Cyphotilapia frontosa “Blue Mpimbwe” 

Il Lago Tanganica e la Rift Valley.

Il Lago Tanganica (Lake Tanganyika nel linguaggio di Albione) è situato nella parte centrale della Rift VALLEY, la Grande Fossa Tettonica Africana: una “spaccatura” della crosta terrestre che parte da Eilat, (Israele) scende attraverso il Mar Rosso, attraversa la depressione della Dancalia (Gibuti, Etiopia, Eritrea) e prosegue, a sud, sino al Canale del Mozambico. Stime recenti fanno risalire l’età geologica della Rift Valley, e dei suoi laghi, a circa 20 milioni di anni fa; l’attuale “configurazione” risulta, quindi, frutto dei movimenti della crosta terrestre nel corso di vari milioni di anni.

L’idrografia della Rift Valley è molto complessa; ai tre laghi principali: Vittoria (il più a nord) da cui ha origine uno dei due rami del Nilo, Malawi (il più meridionale), e Tanganica si aggiunge la complessa rete formata dai loro emissari ed immissari, oltre ad una serie di laghi così detti “minori”, quali il Kivu, Alberto, Natron, Nakuru (che ho visitato nel 2011), Nawampassa, ed altri. I tre grandi laghi (ma anche quelli più piccoli presentano biotopi molto differenti, come i “soda lakes” del Kenya, ed endemismi locali) sono ricchi di vita e caratterizzati da un elevato numero di specie endemiche, discendenti dalle loro peculiare genesi geologica e dall’isolamento che ne è conseguito.

Il Lago Tanganica, il secondo al mondo per profondità: mt. 1470, è separato, da circa sei milioni di anni, dagli altri laghi zona e nasce, ipotesi per altro non condivisa in toto, da due o tre “protolaghi” riunitisi col passare delle ere geologiche; conta di tre principali immissari: Malagarasi; Rusizi; Lukuga e le sue acque hanno una visibilità fino a 22 mt, reazione chimica fortemente alcalina (Ph> 8,5) temperatura negli strati superficiali di 24 -29 ° C.

Nel lago sono stati individuati particolari, e ben definiti, biotopi intralacustri che hanno condizionato lo sviluppo della fauna ittica (che si ritiene discenda tutta da uno, o pochi, olotipi originali) portando come conseguenza la nascita di particolari speciazioni geografiche. Verificheremo la presenza, quindi, di:

ü  Ambiente sabbioso (con varie sfaccettature: insenature fangose; ambiente fangoso profondo; ambiente sabbioso, aree generalmente povere di ciclidi).

ü  Ambiente delle “conchiglie vuote” (caratterizzato da estensioni anche grandissime, un tipo di fondo assolutamente tipico del lago).

ü  Zona di transizione (difficile da classificare, ma molto “viva” posta tra 5 e 40 mt).

ü  Zona dei frangenti (caratterizzata da acqua turbolenta e ricca di ossigeno).

ü  Ambiente delle “pareti rocciose” (densamente popolato da molti ciclidi).

ü  Zona delle acque libere (non particolarmente ricca di ciclidi, in cui si segnala la presenza di specie “pelagiche”).

Il lago Tanganica è un incredibile “contenitore” di forme di vita; in un rapido elenco delle “stranezze” possiamo citare: meduse (es.: Limnocnida Tanganicae); spugne; crostacei (granchi quali ad es.: Platythelphusa Sp.). Tra i pesci annoveriamo, oltre alle duecento specie di ciclidi classificate sino ad ora, i Prototteri (Fam: Lepidosirenidi); Polipteri (Fam: Polipteridi); Barbi (Fam: Ciprinidi); Bagridi e Mockochidi (i “pesci gatto”, tra cui spicca il genere Synodontis, molto apprezzato dagli acquariofili); ed ancora le Anguille Elettriche (Fam: Malapteridi) ed i Killy Fish (Fam: Ciprinodonti); per terminare con i Pesci Palla (Fam: Tetraodontidi) tra cui – dopo aver ricordato che talvolta è reperito anche nel bacino del Fiume Congo – segnalo, a titolo di curiosità, il gigantesco Tetraodon mbu (sino a 70 cm!).

 Tetraodon mbu

Tetraodon mbu (all’Acquario della Certosa di Pisa).

Il genere Cyphotilapia.

Cyphotilapia “Blue Mpimbwe”

Maschio di Cyphotilapia “Blue Mpimbwe” (in foto si apprezza bene la tipica dominanza blu).

Il genere Cyphotilapia (Bouleger, 1906) – presente in praticamente tutto il lago - è endemico dello stesso e popola in specie le zone di profondità media/media-elevata (sino a 50 metri ed anche oltre) su fondali tanto sabbiosi che rocciosi. La frequentazione di questo particolare habitat rende la cattura di esemplari selvatici difficile, ed in certo qual modo pericolosa, tanto per i pescatori che per i pesci. La circostanza si riflette tra l’altro – assieme agli elevati costi di movimentazione di esemplari di grossa taglia – sul costo che un singolo esemplare (adulto e selvatico) spunta sul mercato.

In estrema sintesi, come mio costume, la scheda tassonomica di questi splendidi pesci recita:

  • Phylum: Chordata
  • Classe: Actinopterygii
  • Ordine: Perciformes
  • Famiglia: Cichlidae
  • Genere: Cyphotilapia
  • Specie: Cyphotilapia frontosa (Boulenger, 1906)

 

Il genere Cyphotilapia, le “diatribe” tassonomiche correlate.

Per molto tempo Cyphotilapia frontosa è stato considerato un genere monospecifico, successivamente con il procedere degli studi (i tassonomisti non dormono mai) l’affermazione è stata ritenuta prima opinabile e poi – da molti – addirittura errata.

Allo stato attuale delle conoscenze si ritiene che al genere Cyphotilapia siano ascrivibili almeno due specie: Cyphotilapia frontosa (diffusa nella nel terzo settentrionale del Lago) e Cyphotilapia. gibberosa (diffusa nei restanti due terzi) più, possibilmente, una terza – al momento non descritta scientificamente – specie nota come Cyphotilapia sp. “north”. Quindi a C. gibberosa apparterrebbero, e “Blue Mpimbwe” che sono oggetto di questo scritto.

Quanto sono lontani quei tempi (agli albori, ad esempio, della mia esperienza ciclidofila) in cui la suddivisione si limitava a “sei barre” (grossolanamente le attuali “Burundi”) e “sette barre” (ovvero, di nuovo grossolanamente, le attuali “Kigoma” che molti ancora oggi considerano l’unica “vera” C. frontosa) e tutte le raccomandazioni si limitavano – o quasi - ad evitarne l’ibridazione per non ritrovarsi con esemplari, ed accadeva, dalla barratura irregolare/incompleta quale, ad esempio, sei barre su un laro e sette sull’altro, barre scarsamente definite e/o “incomplete”.

NOTA: sebbene non del tutto corretto continuo, in questa occasione ma non solo, a chiamarle Cyphotilapia frontosa o ancora più semplicemente “Frontosa”

Il genere Cyphotilapia – la vasca (il problema delle dimensioni).

Le “Cypho” (tutte) sono pesci robusti in grado prosperare anche in vasche con acque non propriamente ottimali (sempre senza esagerare) e di riprodurre, chi più chi meno, senza eccessivo stress da parte dell’allevatore. Un solo punto va – da subito – considerato con estrema attenzione: la necessità di spazio, TANTO SPAZIO. Insomma una certa abitudine alla gestione dei “grossi calibri” (e delle problematiche correlate) come dire … non basta ma aiuta!!!

Un maschio adulto (ci mette del tempo visto che la specie ha un’aspettativa di vita che arriva anche a venti anni!) può eccedere i 35 cm di lunghezza ed il mezzo chilo di peso con tutto quello che ne consegue (esemplari di tale taglia al loro paese sono considerate, dai nativi e non solo, una pietanza prelibata …).

Va anche evitato l’errore – tipico di molti allevatori poco avveduti e/o alle prime armi – di pensare che la vasca adatta (e cosiddetta definitiva) sarà pronta … “poi”. È evidente che un pesce di 10 cm necessiterà, fermi restando i problemi di aggressività, territorialità e sex-ratio di meno spazio rispetto ad un omologo (della stessa specie) di 30 cm ma va anche considerato che l’abbondanza di spazio è un parametro fondamentale per una un crescita risulti priva di stress e con un livello di aggressività (comunque intrinseco alla specie) che resti nei limiti del fisiologico. Diciamo, per concludere, che 500 litri – anche in base alla mia esperienza personale – sono pochi (ed in subordine molto, ma molto, risicati).

Il genere Cyphotilapia – l’allevamento.

Come detto le “Cypho” sono pesci robusti, destinati nel tempo a diventare – anche in ragione della loro attitudine allo “sterro” - dei veri bulldozer. Riescono a scavare/spostare pietre e quantità di sabbia difficili da immaginare. Occorrerà quindi, come con tutti i “cuccioli”, osservare qualche precauzione aggiuntiva, stante la lentezza di accrescimento, sino a che la taglia è realmente minima ma raggiunti i tre/quattro cm ci saranno, o non ci dovrebbero essere, più problemi.

  • Sex-ratio, aggressività e territorialità: visto che il “tabù” della dimensione vasca è stato abbondantemente sviscerato possiamo ad analizzare alcuni aspetti strettamente legati, tra l’altro, alla dimensione ne minima della vasca.         
    Sex-ratio (ovvero il rapporto tra maschi e femmine): difficile ricorrere (con vasche di dimensioni “umane”) alla pratica – abbastanza conosciuta ed usata – del “breeding group”. Tale tecnica prevede la presenza, in vasca, di più maschi (dove “più” maschi sono più di tre!) e credo non ci sia altro da aggiungere. Sino a 500 litri si dovrà ragionare in termini di un trio/quartetto eventualmente (per specie pregiate e/o di difficile reperibilità) con un maschio “di scorta” allevato separatamente.          
    Aggressività: non fatevi ingannare dal nuoto lento, dalle movenze gentili e dall’incedere regale: se un maschio decide di “farsi largo” sa come fare e come essere molto convincente. Le conseguenze – come spesso accade in vasca dove il perdente non può abbandonare il campo di battaglia quando la tenzone si è risolta infelicemente – possono diventare molto serie (in men che non si dica). Uno scontro tra due dei miei maschi selvatici, rimasto a lungo a covare sotto la cenere, ha avuto il suo epilogo in alcuni giorni. Il maschio risultato vincente (il secondo in graduatoria, che quindi mirava a sovvertire l’ordine costituito) ha “conciato” il rivale in maniera tale che neppure oltre un mese di cure, in una vasca a lui dedicata e con tutte le mie migliori attenzioni, è servito a recuperarlo. È stata una gran brutta esperienza (anche economica). 
    Territorialità: la “regola aurea” dice che ogni maschio dovrebbe avere la sua zona di pertinenza delimitata da appositi “marcatori”, offerti dall’allevatore e, in caso, modificati a loro gusto dai pesci stessi: vale anche per le “Cypho”. Il “calmante principe” è però, anche in questo caso, lo spazio libero (ad esempio una distesa di sabbia che separi due “castelli di rocce” posti agli estremi del medesimo), privo di riferimenti di territoriali. Ma, di nuovo, vista la taglia dei pesci in questione (adulti) raffrontata alle dimensioni della vasca domestica tipo non è, e mai sarà, una circostanza semplice da ottenere. Insomma per queste simpatiche bestiole mille litri (SI, avete letto bene!!!) non sono un ambiente in cui scialare. Spero di essere stato chiaro!

 

cypho vs. julidochromis 

Quando vogliono questi pesci sanno essere maneschi, molto maneschi ….

 cypho vs. julidochromis 2

Il vincitore ha ottenuto il suo (si fa per dire) “premio”: un Julidochromis regani “Kipili”, che non ero mai riuscito a levare dalla vasca. Ha vissuto con le “Cypho” per parecchi mesi poi (un brutto giorno) si è fidato troppo della sua velocità nel ritornare fra le rocce, ha pagato caro l’errore.

  • L’arredo vasca: è quello tipico del, diciamo, “Rift Valley Look”: rocce e sassi, sassi e rocce. Anche se poi, all’atto pratico, un eventuale ramo/radice (a spezzare la monotonia) non danneggerà nessuno a meno che la sua taglia non sia tale da impattare con la chimica dell’acqua dell’ambiente acquario.        
    Personalmente con le piante - Vallisneria gigantea nello specifico – non ho avuto fortuna ma, mi dicono, non è sempre così. Vanno scelte, in ogni caso, piante rustiche e poco esigenti in quanto a radiazione luminosa: le citate Vallisneria ma anche le varie Anubias possono essere opzioni valide.
    La necessità di creare anfratti e rifugi a misura di pesce (adulto) costringe a porre molta attenzione al fattore peso (dell’arredamento): realizzare buche in grado di ospitare uno (o più) pesci da 30 cm può rivelarsi “pesante” con possibile rischio per l’integrità della vasca in caso di crolli repentini dovuti all’attività di scavo dei nostri pesci.       
    Un trucco – che può dare buoni risultati – è quello di utilizzare vasi/tubi di plastica (di buon diametro) avendo poi cura se siete molto fiscali dal punto di vista estetico di occultarli. Otterrete della vaste aree poco luminose (gradite ai vostri protetti) senza pesare eccessivamente sulla struttura della vasca e, ultimo ma non meno importante, sul pavimento sottostante. Per vasche significative, come quelle di cui stiamo parlando, può essere una accortezza che fa la differenza.           

 

cypho in vasca 

Esemplare ripreso nella vasca (attuale) da 750 litri. Lo “sfondo” spiega, meglio di tante parole, l’ambiente in cui questi pesci si muovono in natura.

  • I servizi tecnici: qui non necessita niente di trascendentale a patto che tutto sia dimensionato correttamente e mantenuto in perfetta efficienza. Il filtraggio applicato – vista la dieta delle “Cypho” e la conseguente produzione di materiale di risulta – andrà dimensionato in eccesso (anche significativo in caso di elevato affollamento in vasca).
    Prevedere, come norma di sicurezza aggiuntiva, l’uso di unità filtranti multiple: difficilmente tutti i filtri avranno problemi nello stesso momento, non credo serva aggiungere altro al riguardo. È uno schema che anche in altri allestimenti (con pesci turbolenti) si dimostrata funzionale e che, non meno importante, mette al riparo da perniciosi fermi-macchina.      
    Il riscaldamento (riscaldatori multipli garantiranno una migliore protezione dai guasti ed una diffusione del calore più omogenea con un consumo, di energia elettrica, leggermente minore) si baserà su unità di qualità che possano evitare – verso l’alto c’è poco da fare … - improvvisi cali di temperatura in caso di cambiamenti climatici molto repentini.         
  • Personalmente ho fissato una “bottom line” (temperatura dell’acqua al cui raggiungimento i termostati entrano in funzione) di 21° C: mi sembra ragionevole. Inoltre un periodo di acqua “fredde” oltra a mimare, per quanto possibile, l’alternanza delle stagioni garantisce anche una stagione di riposo (maggiore e più lunga) alle femmine, dettaglio che non guasta mai. Senza contare che al successivo risalire delle temperature, con l’arrivo della primavera/estate, le femmine medesime si troveranno in migliore forma fisica e saranno maggiormente ricettive. Una aggiuntiva precauzione che si può prendere è quella di posizionare i termo-riscaldatori, fuori dalla vista/portata delle “Cypho”: è difficile li rompano effettivamente, ma potrebbe accadere.

 

  • I compagni di vasca: assortire le “Cypho”, facendo condividere loro la vasca con altre specie, può dare qualche grattacapo.      
    Andranno evitati pesci troppo irrequieti e veloci (es. nel cibarsi anche se il problema col crescere della taglia tenderà/dovrebbe tendere a stemperarsi), troppo aggressivi (ad evitare stress inutili), ma anche troppo piccoli (ad evitare che facciano … una brutta fine).   
    Fortemente sconsigliata – non solo per motivi caratteriali - la convivenza con i Tropheus in ragione della dieta fortemente vegetale per questi ultimi che risulta essere poco compatibile con le necessità delle “Cypho”.     
    Mi risulta che buoni risultati      (in termini di convivenza) siano stati ottenuti con esemplari del genere Greenwoodchromis (ma si tratta di esemplari di reperibilità non precisamente semplicissima dalle nostre parti, almeno per quanto mi consta). 
    Posso invece riferire – anche in base ad osservazioni personali – di buone esperienze con varie specie di Synodontis (non necessariamente provenienti dal Lago Tanganica/dalla Rift Valley) avendo cura di evitare esemplari che raggiungano taglie “monstre” o che risultino particolarmente riottosi, anche molti dei cosiddetti Synodontis fluviali, provenienti dai bacini dei grandi fiumi dell’Africa atlantica, sono buoni candidati alla coabitazione, una circostanza che amplia ulteriormente il ventaglio di scelte possibili.         
    Segnalo poi, per finire una buona convivenza con Gyrinocheilus aymonieri (Fam. Gyrinocheilidae): pur provenienti da biotopi asiatici quali l’immenso bacino del fiume Mekong non mostrano particolari segni di stress e svolgono attivamente la loro funzione di “assuntori di rimasugli di cibo” (dotto giro di parole per non ricorrere al termine che non apprezzo particolarmente di “pulitori”). Nella scelta, del “Gyrino”, si può optare per la cosiddetta “wild form” (colorazione simil-selvatica) oppure per quella albina e/o xantocroica (sostanzialmente una livrea che mostra i toni del bianco e del giallo in differenti sfumature ed intensità di colore).      
    Assolutamente da evitare la convivenza con pesci del genere Cyprichromis sp. (bellissimi, coloratissimi ed elegantissimi nei loro movimenti in branco) che però, in natura, costituiscono uno degli elementi cardine della dieta delle C. frontosa. Quindi … OCCHIO!        
  • Alimentazione e “well-being”: sono pesci sostanzialmente carnivori (ed in natura piscivori) che ben si adattano a cibi industriali, al fresco ed al surgelato. Somministreremo quindi polpa di pesce (in dimensione consona alla taglia dei nostri soggetti), gamberetti e molluschi vari ma saranno anche graditi pellets e compresse varie mentre il mangime in fiocchi/scaglie (utile nella prima fase di accrescimento) sarà accettato con crescente riluttanza ed infine, praticamente, rifiutato. Suggerisco anche un giorno alla settimana (e si può pensare anche a due per esemplari di taglia molto significativa) di digiuno, manterrà i pesci più attivi ed eviterà gli eccessi di adipe.

Un discorso a parte merita la, eventuale, somministrazione del, cosiddetto, “vivo”: piccoli pesci e/o insetti (che si possono reperire in negozi specializzati in erpetologia): non è fondamentale ma è gradito (eccome …). Personalmente, con molta parsimonia visto che si tratta di un alimento “grasso”, somministro ai miei adulti delle camole del miele: la ressa – fatta anche di spintoni e schizzi d’acqua sostanziosi - sotto il pelo dell’acqua (al momento del pasto) la dice lunga …      

 

Per quanto riguarda (il termine è oggi di moda) il “well-being” in senso più lato cito, almeno, due punti: evitare gli eccessi di temperatura (specie “in su”) anche se l’argomento, in estate, può risultare di difficile gestione e segnalo la preferenza di questi pesci per gli ambienti a luce (molto) soffusa, la mia vasca da 500 litri era dotata di lampade posizionate in maniera asimmetrica: ed i miei “buzzurri” tendevano a stazionare di preferenza, “risse territoriali” permettendo, nella parte più scura dell’ambiente. Nella vasca successiva dotata di un mix di lampade bianche/blu (attinidiche) il comportamento è, in generale, più sfumato ma non si può non notare una predilezione, specie dei grandi maschi, per le parti più buie delle aree rocciose.

 

Il genere Cyphotilapia – la riproduzione.

I “sacri testi” recitano che l’allevamento (di un qualsiasi ciclide) a fini riproduttivi dovrebbe iniziare con un gruppo di giovanili da far formare nelle migliori condizioni di allevamento che si riesce loro ad offrire. Appunto lo recitano i testi recitano ma la realtà è cosa (un pò) diversa e visto in tasso di crescita (dalla velocita non esattamente da finale olimpica dei 100 metri piani) delle “Cypho” ho deciso di optare per due maschi (uno selvatico ed uno F1) e tre femmine (selvatiche) tutti di taglia fra i 10 ed i 20 cm (diciamo, per la più parte, dei subadulti già abbastanza sviluppati) che ho inserito tutti assieme (vasca dedicata, con arredo minimale) in un acquario da 500 litri lordi.

cypho all'arrivo in vasca 

Il quintetto originario all’arrivo in vasca (un po’ spaesato, ma mostra già buone potenzialità).

Dopo (in questa fase davvero minime) le scaramucce di assestamento i cinque hanno iniziato a crescere e quasi subito – ecco il primo inconveniente – una delle presunte femmine si è dimostrata un “maschio nascosto”. Avendo in previsione il trasferimento ad una vasca più grande ho acquisito un’altra femmina ponendo ogni possibile cura nella sua identificazione. Sei pesci (una aggiunta al gruppetto originale già un po’ cresciuto) in 500 litri stanno stretti (eufemismo) ciò non di meno dopo le prove di forza tra i maschi volte a determinare un ordine gerarchico sono iniziati – discreti e non facili da osservare – i primi corteggiamenti che hanno, infine, portato alla deposizione (di cui ho osservato solo la fase conclusiva, una sera rientrando a casa).

 prima deposizione I

Due momenti (sopra e sotto) della PRIMA deposizione.

 prima deposizione II

Dopo una decina abbondante di giorni di cova (ho fatto i conti con il “Calendario Malawi” in merito alla tempistica di incubazione)  la femmina - visto il bailamme ed i continui disturbi cui era sottoposta nella vasca principale – è transitata in una vasca (individuale, 75 litri) da cova. La pulzella non ha battuto ciglio nella pesca, nello spostamento e nelle due settimane successive in vasca … poi un bel/brutto giorno rientrando la trovo (ma come ha fatto?) sul pavimento rigida, e “secca”! Piuttosto sconfortata la raccolgo (mi pare di sentire un minimo movimento), la rimetto in vasca e mi metto in trepidante attesa: pian piano la vedo “risorgere” (grande soddisfazione) e noto che il gozzo c’è ancora anche se non lo rumina (diciamo) più: possibile mai che stia ancora covando?!?!? Infatti non è possibile e mi spetta quindi l’ingrato compito di “strippare” un mucchio di cadaverini … TRISTESS!!!

 femmina cypho in incubazione

La femmina in incubazione (la foto fa riferimento alla covata andata, purtroppo, male).

Rifocillo – 15 gg di iperalimentazione – la rediviva e la ritorno in vasca dove, nel giro di settimane depone nuovamente (con lo stesso maschio). Ancoro una ha luogoa – ma con precauzioni aumentate – lo spostamento e stavolta va tutto per il meglio! Nascono dopo (addirittura) 35 giorni 14 meravigliosi “frontosini”: sani, vispi e perfettamente formati.

In vasche ulteriormente separate vengono alloggiati madre e nuovi nati per poter liberamente adottare il rispettivi (miei) protocolli di allevamento: la cosa funziona i piccoli crescono (vedi sotto) e la madre si rimette in forze a tal punto che – mentre la prima covata a trovato nuovi padroni all’evento AIC di Pisa del 2012 – inizia una nuova cova. L’incubazione stavolta dura – con alla fine un po’ di preoccupazione da parte mia – ben 41 giorni: ma l’attesa termina con 36 nuovi nati, tutti (ancora) in ECCELLENTE forma!

A questo punto della storia a lugo il fattaccio: il maschio (F1), per le mie osservazioni secondo in gerarchia, liquida il dominante e ne prende il posto. In tutto e per tutto tranne che nella funzione riproduttiva e neppure il successivo trasferimento nella vasca da 750 litri ha mutato la situazione.

Il genere Cyphotilapia – accrescimento dei giovanili.

Vediamo ora alcuni dettagli – visto che i due aspetti sono profondamente correlati - relativi agli avannotti ed alla loro nascita/svezzamento/crescita, facendo alcune considerazioni mirate:

  • La lentezza di accrescimento delle “Cypho” sembra trovare ulteriore conferma nei tempi, molto dilatati, di sviluppo delle uova e quindi delle larve che si riflettono nella relativa incubazione. Il già citato “Calendario Malawi” non si attaglia a loro e solo (visto anche quanto di altro è accaduto) la determinazione riproduttiva della femmina (stante anche il tenore di infastidimento cui veniva sottoposta in vasca prima dello spostamento) ha evitato esiti infausti. “Salto” a parte, ovviamente!
  • La loro alimentazione non comporta assolutamente alcun problema sin dai primissimi giorni di vita. Apprendono nel giro di ore cosa significa il cambio di illuminazione dovuto all’apertura del coperchio della vasca, da questo punto di vista si dimostrano da subito, come tutti i ciclidi, decisamente … “smart”!
  • Sorprende (vista la taglia definitiva di questi pesci) la dimensione minuta dei nuovi nati anche in relazione alle uova che – per quanto ho potuto osservare/intuire osservando la madre che le covava – proprio piccole non solo.
  • Le riproduzioni sono state molto ravvicinate seguite da una lunga interruzione (il maschio che aveva partecipato era ancora in vasca), circostanza che lascia pensare ad un sorta di “stagionalità riproduttiva”, l’aspetto andrebbe, senza meno, approfondito.
  • Dal punto precedente discende, o sembrerebbe discendere, che le femmine riproduttrici recuperino bene dai digiuni di incubazione ed ovulino, nuovamente, in tempi brevi. Tale comportamento potrebbe (sottolineo la dubitativa) essere una prova a sostegno della detta stagionalità riproduttiva, ovvero la necessità di concentrare più di una riproduzione in un arco di tempo, limitato, molto favorevole allo scopo.

 nuovi nati

I nuovi nati (della seconda covata) ripresi nella vasca di accrescimento (sopra/sotto).

 

 neonato

Il genere Cyphotilapia – galleria fotografica.

 Cyphotilapia frontosa “Blue Samazi”

SOPRA: Cyphotilapia frontosa “Blue Samazi”

 Cyphotilapia frontosa “Burundi”

SOPRA: Cyphotilapia frontosa “Burundi”.

Cyphotilapia frontosa “Blue Mpimbwe”  

SOPRA: Cyphotilapia frontosa “Blue Mpimbwe” (il mio maschio subentrato in dominanza).

Cyphotilapia frontosa “Blue Mpimbwe”  

SOPRA: Cyphotilapia frontosa “Blue Mpimbwe” (differente immagine dello stesso esemplare).

cypho giovanili I 

 cypho giovanili II

Cyphotilapia frontosa “Blue Mpimbwe” (parte dei giovanili, di alcuni mesi di età, nella vasca di accrescimento): un simile risultato vale, credo, ogni possibile sforzo da parte dell’allevatore.

 

Bibliografia.

Tetsumi Takahashi e Kazuhiro Nakayaa (2003): New species of Cyphotilapia (Perciformes: cichlidae) from Lake Tanganyika.

Ad Konings (1998): Tanganyika Cichlids in their natural habitat - Cichlid Press.

AIC - Associazione Italiana Ciclidofili (2004): E-BOOK n° 3.

 

Postfazione: questi pesci (non solo loro, per la verità) sono stati “vittime” della nostra frettolosa partenza per l’Africa nell’ottobre 2013 (e forse anche per questo l’articolo risulta, in alcuni suoi aspetti, un po’ slegato) e di una “affrettata” gestione nel ultimo periodo di permanenza nelle mie vasche. Me ne dolgo – e li rimpiango molto - ma non mi è stato possibile fare diversamente.

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