Allevamento di Pelomedusa subrufa

di Francesco Zezza


Breve descrizione del suo habitat naturale e comportamento in natura.


Pelomedusa subrufa frequenta l’Africa subtropicale dall’Etiopia alla parte meridionale dell’Arabia Saudita e Yemen ma anche le parti meridionalis del Sudan, Ghana, Senegal, Mali, Nigeria, Cameroon, sino a Sud Africa. Viene riportata come presente anche in alcune zone del Madagascar.



È una tartaruga semiacquatica che frequenta ambienti umidi tipicamente a sud del deserto del Sahara. Difficilmente frequenta zone di foresta ma è presente in zone di savana (all’occorrenza anche sino ad altezze significative) dove spesso frequenta gli stagni usati dagli ungulati come zone di abbeverata. In caso di temporanea siccità di tali ambienti Pelomedusa subrufa si nasconde nel fango sino alla successive stagione delle piogge, gli esemplari del Sud Africa possono ibernare nel periodo che va da maggio ad Agosto.


Pelomedusa subrufa è, eminentemente, carnivora nutrendosi di insetti, vermi, piccolo crostacei, lumache, pesci, anfibi ed anche – all’occorrenza – piccolo rettili, uccelli e mammiferi. In caso di colonie numerose possono verificarsi attacchi di gruppo, ad esempio ad uccelli che vengono trascinati sott’acqua dove sono fatti a pezzi – da vivi - per essere mangiati. Talvolta agisce da “pulitore” rimuovendo i parassiti da grossi mammiferi che si avvicinano agli specchi d’acqua che frequenta.


La riproduzione ha luogo in primavera e le uova schiudono in 75-90 giorni, alla nascita i nuovi nati hanno una taglia di 25-30 mm.


Pelomedusa subrufa è solita fare “basking” (bagni di sole) solo in zone sub-tropicali dove il sole non risulta troppo caldo e, durante la stagione delle piogge. si sposta - camminando - da stagno a stagno ampliando in tal modo il suo areale di distribuzione.


Note brevi di tassonomia.


La corretta classificazione tassonomica di Pelomedusa subrufa (Lacepède, 1788) prevede:


  • Regno Animalia

  • Phylum Chordata

  • Classe Reptilia

  • Subclasse Anapsida

  • Ordine Testudines

  • Subordine Pleurodira

  • Famiglia Pelomedusidae

  • Sottofamiglia Pelomedusinae

  • Genere Pelomedusa

  • Specie Pelomedusa subrufa


Dal punto di vista protezionistico questo è il suo stato (il dato non è aggiornatissimo):


IUCN Red List Status (1996): Non inserita nella lista.


Varianti geografiche conosciute


Sono descritte tre sottospecie.:


  • La Pelomedusa subrufa subrufa (Lacepède, 1788) che popola l’area che va dalla Somalia e Sudan occidentale sino al Ghana e più a sud il Capo d’Africa ed il Madagascar.

  • Pelomedusa subrufa olivacea (Schweigger, 1812) è la razza più settentrionale e spazia dall’Etiopia sino al Senegal, Costa d’Avorio, Nigeria e Cameroon, è rinvenuta anche in Arabia Saudita e Yemen.

  • Pelomedusa subrufa nigra (Gray, 1863) è rinvenuta solo in determinati areali del Sud Africa.


In generale, però, esistono vaste zone di sovrapposizione per cui è forse meglio, allo stato attuale delle conoscenze, considerare Pelomedusa subrufa come una specie monotipica in attesa di ulteriori apprendimenti.


Allevamento in acquaterrario


La mia tartaruga (quando è arrivata) era troppo piccola per vedersi “attribuito” un sesso, venne quindi battezzata Birba, nome che si attaglia tanto ad una femmina che ad un maschio, quale credo sia.


La nostra amica raggiunge, generalmente, una taglia di 20 cm quindi non serve – come alloggio - un peso massimo ma neppure una vaschetta da 30 litri, alla fine ho optato per una vasca da cm 80*40*40 (diciamo pure che siamo al “minimo sindacale”) di produzione artigianale cui ho aggiunto un coperchio, in due sezioni asimmetriche, in legno. L’arredo – tenuta anche presente l’irruenza del “bestio” – è di semplice realizzazione: sabbia al fondo, rocce e radici. Fondamentale un punto dove la tartaruga, se lo desidera, possa riposare all’asciutto. Ancora una parola sull’arredo: le tartarughe sono animali “maldestri”, irrequieti, confusionari … una vasca di ciclidi – paragonata ad un acquaterrario – è un esempio di pulizia, ordine e linearità di gestione, ed ho detto tutto! Quindi, se potete, scegliete elementi (interni) di arredo il più possibile spartani e posizionate tutti i servizi (che riuscite) FUORI dalla vasca stessa.


La presenza di compagni in vasca (altre tartarughe) è questione dibattuta che, in ogni caso, deve passare sotto le forche caudine dello spazio disponibile. I puristi sostengono – in ogni caso - di no, ed io mi sono astenuto anche per oggettivi limiti di spazio. Pesci ed altri eventuali ospiti saranno, invariabilmente, considerati … CIBO! Senza se e senza ma …


L’unica accortezza da prendere in fase di allestimento della vasca è quella di prevedere (sono uguali ai tubi al neon classici, per cui …) l’uso di lampade con elevata radiazione UVB (attenzione si “esauriscono” in, se va bene, sei mesi e sono costose): personalmente ho usato due tubi da 18 watt (uno tradizionale ed uno con emissione UVB 5%). Da valutare – in caso – l’uso di un “basking spot” (ovvero un punto di riposo posizionato ESATTAMENTE sotto una fonte di forte emissione di calore): le tartarughe sono animali a sangue freddo ed un simile accorgimento le agevolerà nella necessaria termoregolazione. Nel mio caso, per un insieme di motivi, non è servito ma NON è la regola generale.


Attenzione alle piante che introdurrete in vasca (se resisteranno …) molte possono essere, se ingerite, tossiche o addirittura velenose. Personalmente ho usato con successo (resistenza ai maltrattamenti a parte) il Pothos (Scindapsus sp.) ed il “Lucky Bamboo” (Dracaena sanderiana) entrambi tenuti con i “piedi” a mollo, in (una sorta di) idrocultura. In onestà hanno, alla lunga, vivacchiato … e nulla di più.


Un filtro molto efficiente è un “must”, non tanto per motivi di qualità dell’acqua ma per permettergli (al filtro) di rimuovere gli abbondanti “rimasugli” (non solo di cibo) evitando cattivi odori e torbidità dell’acqua, anche se l’ultimo punto ha una mera valenza estetica, forse le “tarte” stanno meglio in acque scure, limacciose e torbide (si sentono più protette). Attenzione da ultimo, come per tutte le specie tropicali e subtropicali, alla temperatura dell’acqua e (non meno importante) dell’aria sopra la medesima, è consigliata, per tale ragione, una buona copertura della vasca: evitate le temperature troppo fredde e gli sbalzi repentini (e non solo quelli al “ribasso”).


Galleria fotografica.



La prima vasca in cui Birba è stata alloggiata: piccola e con un allestimento assolutamente spartano, frutto anche della (mia) inesperienza. Se guardate bene si intravede, nell’angolo anteriore sinistro, la tartaruga.

Questa è stata, in assoluto, la mia prima vasca: all’epoca avevo quattordici anni ...



Birba appena arrivata in vasca in una simpatica espressione a metà fra lo spaventato ed il curioso.



La seconda vasca – che è poi quella attuale – in cui Birba ha trovato ospitalità: si nota la sua taglia differente ed il tentativo (mai completamente abortito ma neppure coronato da successo) di tenere del “verde” in vasca, nel caso specifico alcune talee di Pothos (Scindapsus sp.)



Birba in vasca: ormai è cresciuta. Notare il bel disegno del piastrone (ovvero la parte inferiore del guscio) e le dimensione delle unghie, dettaglio che, ulteriormente, farebbe pensare al fatto di avere in vasca un maschio.



La paura delle prime immagini è, decisamente, scomparsa … il “Bestio” è a suo agio.



La presenza di condensa sui vetro della vasca (la parte area, ovviamente) fa capire che questa foto è stata scattata in inverno (febbraio 2006), la differenza di temperatura tra l’’interno (più elevata) e l’ambiente circostante (la casa) causa l’appannamento.



Da ultimo una immagine “terrestre” che riprende Birba (che sembra essere a disagio, forse perchè si sente più impacciata nei movimenti) nel suo “basking spot” (l’angolo – come detto - del riposo e del riscaldamento), è un posto che, obiettivamente frequentava di rado, ma che comunque ho fatto in modo non le mancasse mai e che, alla bisogna, potesse facilmente essere raggiunto.


La storia non è ancora finita (2011): Birba vive ancora, spero bene, nella mia vasca e mi auguro ci resti a lungo. Vorrei regalarle un laghetto in giardino da farle frequentare nei mesi estivi, chi lo sa …


Spero – concludendo - che queste poche righe facciano venire a qualcuno la voglia di cimentarsi con un ospite che se non si può definire particolarmente impegnativo da allevare è sicuramente abbastanza … … desueto. Provate e – credetemi – non vi pentirete!

 

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