Riproduzione Hypancistrus sp. (L333)

 

di Francesco Zezza
di Francesco Zezza

 

UN PO’ di … “STORIA” (dei miei pesci e non solo).
 

Questi pesci provengono dal Rio Xingu, nel basso bacino del Rio delle Amazzoni, BRASILE, e sono noti come – per l’appunto – Hypancistrus sp. L333.

Foto di gruppo 3

La menzione “sp.” ed L333 sta a significare una, almeno attuale, mancanza di classificazione scientifica e, conseguentemente, della relativa “nomenclatura binomia” secondo le norme che, stabilite da Gaspard Bauhin (medico e botanico, 1560-1624), furono elette a “regola” da Linneo (Carl Von Linnè, 1707 – 1778) nel suo “Sistema naturae” del 1758.

La sigla “L” (L = loricaridaee) in particolare viene utilizzata, sempre accompagnata da un numero progressivo per indicare appunto la “progressione” di pesci rinvenuti in natura (in una quantità che è superiore alla capacità degli ittiologi di “approfondire”), in attesa di corretta classificazione tassonomica. L’intento, di per se, è lodevole, l’efficacia un po’ meno perché la sigla “L” (nel caso specifico L333) non è la sola in uso, anche se la più diffusa.

Comunque “L-333” sta significare che al rinvenimento dell’olotipo (il PRIMO esemplare rinvenuto di quella che, alla prova dei fatti, si manifesterà come una nuova specie) erano conosciuti (classificati o meno, perché la sigla continua ad accompagnare la specie anche a studi tassonomici terminati) ALMENO 333 loricaridi!!!

Un’ennesima – se ancora necessario – testimonianza della incredibile diversità biologica dell’Amazzonia. Un tesoro che, aggiungo ed immediatamente dopo mi fermo per evidenti motivi, meriterebbe una ben più oculata gestione …

Premessa: si dice che la riproduzione degli Ancistrus sia cosa “ordinaria”, si dice … personalmente ho, a suo tempo, incontrato una infinità di difficoltà prima di riuscire: prima con i “brown” (c.d. Ancistrus Sp. 3) e successivamente con gli Albini, risultati – obiettivamente – davvero “capatosta” nel riprodursi e, principalmente, ancor più difficili da crescere (gli avannotti, ovviamente).

Il breve preambolo serve – spero - ad esplicitare le mie perplessità quando Marina (Compagna di vita di George, co-autore – e webmaster – prima di Malawi Cichlid Homepage e poi di MCHportal) mi propose un gruppo di giovani Hypancistrus sp. L333 da crescere e portare alla riproduzione.

Sia come sia, dopo tanto riflettere e discutere in un bel week-end dell’inizio di Maggio del 2009 George, che viaggiava da Atene a Manchester, “piombò” a Roma con il suo prezioso carico: dieci esemplari di L333. Marina mi avvisò che in ragione dell’età i pesci, se ben accuditi, sarebbero stati maturi sessualmente intorno alla Pasqua dell’anno successivo (2010). George arrivò, con i pesci destinati all’avventura romana, il sabato mattina (da Atene) per proseguire verso l’Inghilterra nel pomeriggio di domenica: una bella “mattata” che solo i veri appassionati sapranno comprendere, giustificare ed apprezzare …

Non avevo, sinceramente, una vera idea di che fare ma mi misi all’opera di buona lena. La vasca era, ovviamente, già stata allestita e rodata: servizi tecnici tutti attivi e ciclo dell’azoto (con maturazione del filtro conseguente) completata a regola d’arte, in primis … SENZA FRETTA.

 

DESCRIZIONE DELLA VASCA (ALLESTIMENTO. SERVIZI TECNICI, ARREDI)

Credo che uno dei punti fondamentali sia l’allestimento della vasca- Ad onta del fatto che vengano classificati come (più o meno) difficili da riprodurre devo dire che – ripeto dopo aver preparato bene il “campo da gioco” – hanno, in pratica fatto da soli. Vediamo come mi sono preparato ad accoglierli:

  • Vasca: da 125 litri lordi (al limite di fattibilità, anzi – tendenzialmente – piccola).
  • Filtraggio: quello standard (interno a tre stadi) con pompa da 650 litri ora.
  • Riscaldamento: termostato ben “dimensionato”.
  • Luce: due lampade da 18 watt (schermate, nel tempo, dalla vegetazione ed dagli acidi umici rilasciati dai legni).
  • Arredo: sabbia sottile, legni e piante (Vallisneria gigantea)

Sin qui, dunque, tutto normale, ma da questo punto inizia la “preparazione specialistica”, e dunque:

 

  1. Serve una temperatura acqua elevata: 28/30° C costante (ecco spiegata la necessità di un termostato potente), per contrasto i cambi d’acqua saranno effettuati con acqua più fredda e, di tanto in tanto, saranno particolarmente importanti come volume.
  2. Serve un gran movimento d’acqua: ho installato una pompa apposita (da acquario marino) da 1.200 litri/ora.
  3. Serve un elevato tenore di ossigeno disciolto in acqua: per tale ragione ho installato una pompa aria, con relativa “porosa”, che soffia nel filtro. La “porosa” è situata a monte della pompa (del filtro) per massimizzare la diffusione dell’ossigeno.

 

Al riguardo segnalo che il fermo (accidentale) della “pompa di movimento” ha avuto come conseguenza, nel giro di poche ore, l’affacciarsi di tutti i pesci vicino alla superficie (a cercare sollievo dove la pompa del filtro, lavorando, smuoveva la superficie medesima): un bello spavento che, per fortuna, non si è più riproposto ma che ha richiesto – su suggerimento di Marina – un trattamento “antimicotico” di tutta la vasca ad evitare rischi di “insorgenze” strane.

I punti 2 & 3 sono fondamentali per la riuscita, a mio modo di vedere! Sono di tale importanza che, delle due “brick-cave” messe a disposizione è sempre, o quasi, stata occupata quella posta in pieno flusso.

CAVEAT: solitamente viene raccomandata un’acqua molto “tenera” per un corretto allevamento, al riguardo posso solo dire che li ho allevati in acqua di rubinetto (di Roma) affidando la funzione “tampone” alle grosse radici (di diversi legni) che ho messo in vasca. Non ho riscontrato problemi.

 

PROTOCOLLO DI RIPRODUZIONE (sulla base di quanto ho potuto osservare)

Una volta inseriti in vasca ed acclimatati la prima cosa che i pesci devono fare è … “crescere”, in questo una alimentazione mirata può solo aiutare: spesso uso un granulato affondante – il “BLUE LINE – Grade 122” di STM aquatrade (un prodotto specifico per acquacultura) - corroborato da compresse per pesci di fondo, e da “polpa fresca” di pesce e/o gamberetti, saltuariamente offro verdura sbollentata (zucchine). È bene, in ogni caso, non esagerare: la Natura ha dei suoi tempi ben precisi, che devono essere rispettati!!!

Un segno della crescita avvenuta è stata la lotta (in alcuni momenti anche accesa) per accaparrarsi le “brick-cave” (fatte con pezzi di foratino – opportunamente tagliati, sagomati e levigati ad evitare ferite ed infine chiusi da un lato), verrà – come per altro già detto - preferita (ricordate la pompa di movimento acqua?) quella posta in … “piena corrente”. Cito in questa fase che, come per altri loricaridi, sarà il maschio a difendere/covare le uova: sa essere un genitore estremamente amorevole ma, al tempo stesso, determinato (con gli estranei) e discreto con l’allevatore e gli osservatori.

Le “brick-cave” devono essere strette in modi da ospitare UN pesce alla volta, consentendogli di estendere UNA pinna pettorale solamente (insomma un vero … buco!); all’atto della deposizione entrerà la femmina per deporre, poi entrerà il maschio a fecondare dopo di che non si muoverà più (il maschio) sino a che, dopo la schiusa, i piccoli non saranno del tutto autonomi. Questa parte del processo può durare quindici giorni durante i quali il padre non si muoverà dalla buca, non mangerà, non farà nulla … passerà il suo tempo a sventolare (per ossigenarle, e qui ancora torna in gioco la corrente forte e il quantitativo di ossigeno disciolto in vasca) le uova per ossigenarle, smuovendole (poco) di quando in quando ad evitare marciumi.

Sin qui tutto a posto, i problemi iniziano (se, come è accaduto a me non Ti accorgi di nulla) quando i piccoli abbandonano il nido: sono veramente di taglia minima, delicatissimi (e lo rimarranno sino a due/tre centimetri di taglia) e – per la più parte - destinati a soccombere, di fronte agli adulti, nella competizione per il cibo: NON vengono predati, almeno intenzionalmente, ma vengono, purtroppo per loro, allontanati dal cibo/schiacciati dagli adulti che si “azzuffano” per nutrirsi.

Questo stato di cose ha fatto si che quanto ho realizzato che era “successo” ho contato (ma senza smontare la vasca quindi ci potrebbero essere altri giovanili nascosti) DUE soli “pescini” di nuova generazione. Peccato per la resa numerica, ovviamente, ma almeno la riproduzione è riuscita, inoltre ho imparato molte cose su di loro e se i genitori – in futuro - decideranno di riprovarci saprò, sulla base di queste esperienza, meglio dove “guardare” e “che fare” …

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

 

Una delle tane usate per la riproduzione

Una delle “brick-cave” descritte in precedenza, per inciso è quella risultata più gradita ai pesci.

 

Vasca L333

La vasca, all’inizio della storia, la “brick-cave” della foto precedente è quella a destra. Si vede bene la potente pompa – in alto a destra - che muove l’acqua creando corrente. Le Vallisneria cresceranno …

 

Un esemplare nascosto

Uno degli L333 (appena arrivato) è nascosto proprio dietro a quella pompa di movimento che tanta importanza ha avuto nella riuscita dell’operazione.

Una fase dell'approccio

 

La fase dell’approccio (sopra) il maschio – non perché lo riconosca ma perché mi è noto il “gioco delle parti” - è nella buca, la femmina si intravede tra radice e vaso (a destra).

 

 

L333

 

La foto lascia prevedere che il “fatto” ha avuto luogo …

 

Foto di gruppo 1
Foto di gruppo 2

Foto di gruppo 3

 

Le tre foto sopra (a vasca funzionante da ormai oltre un anno, come si evince dalla stato “vissuto” del fondo) testimoniano la vita in vasca. Nell’ultima si vede anche – sotto il rametto sottile al suolo – uno dei nuovi nati.

 

Un esemplare giovanile

Una ultima immagine: il “tesoro” è evidenziato dal cerchio rosso, l’immagine consente tra l’altro di verificare la differente livrea degli esemplari giovani (rispetto agli adulti che lo circondano). Ah, dimenticavo: c’è di nuovo un pesce (e si vede!) che occupa la “brick-cave”. Spero quindi che l’avventura abbia un seguito …

 

N.B. Tutte le foto ed i contenuti dell'articolo sono di proprietà dell'autore.

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RIFERIMENTI:

Larry Vires: Loricariidae, The Tricks of the Trade, Vires Publishing, 1999.

 

www.Malawicichlidhomepage.com

 

www.mchportal.com

 

 

 

 

 

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